Lettera alla bambina che ero

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Ciao Sydney, mi riconosci? Beh sì, ho più naso e meno capelli di come mi immagini tu, ma io sono te! Ora posa quella penna a forma di matrioshka portata dalla Yugoslavia prima che cominciasse la guerra, chiudi un attimo il quaderno, ascoltami.

Sydney… Con quei riccioletti, quella vocina nasale e quelle movenze da piccola diva. “Nonna, non ti preoccupare!” dicesti, quando lei si allarmò mentre ti arrampicavi sul davanzale della cucina per guardare il treno che passava sul pendio della montagna. Non si aspettavano che tu sapessi già dirle, certe cose. Ti senti già speciale adesso? Perché ti posso assicurare che sarai accompagnata dalla sensazione di essere speciale, anche se no… non lo sei: e quando lo scoprirai per te sarà un grande conforto.

La fessura in mezzo al palato molle, che faceva di naso e bocca uno spazio unico, te l’ha chiusa il chirurgo già qualche anno fa, ma non l’ha potuta cancellare dai tuoi geni e dalla tua storia. Con la voce nasale ci lotterai per anni, ma non ti vergognare. Mandali affanculo quelli che non ti capiscono quando parli (soprattutto al telefono) o che ti domandano se hai inspirato dell’elio, i compagni di scuola che ti prendono in giro, e perdona la gente che, quando imparerai a cantare, ti dirà che sei la versione femminile di Luca Laurenti: loro non sanno che sei nata con un marchio segreto che, anche se non ti ha segnato visibilmente la faccia, ne sono sicura, ti ha segnato in qualche modo la vita. E fammi la cortesia, non ti sentire in colpa quando mamma racconta che non ti ha allattata al seno per via di come eri uscita… Non l’hai mica fatto apposta? Lo sai, lei lo dice così, pour parler… Io sono grande, te lo posso garantire. Hai imparato da poco ad aspirare dalla cannuccia, lo so, è una grande vittoria… me lo ricordo il giorno del compleanno di V. e la tua sensazione di impotenza: tutti i bambini, con le mani dietro la schiena e usando la cannuccia, portavano fagioli dal piattino all’insalatiera della propria squadra, solo tu non ci riuscivi.

Ti devo avvisare, Sydney, non è finita qui. Ti cresceranno denti ovunque, non ci sarà spazio, passerai centinaia di ore della tua vita dall’ortodonzista, dal dentista, soffrirai, penserai che non ne vale la pena e in effetti non lo so se ne vale la pena, alla fine dei conti questo è solo un corpo! Non lo so se ne vale la pena, se non per il fatto che almeno, a trent’anni, riusciranno a farsi spazio per toglierti i denti del giudizio, anche quelli simbolicamente cresciuti in posizioni improbabili. E che sarai mediamente carina, per stare al senso dell’estetica del nostro secolo, e bellissima per la sensazione che ti accompagna dietro lo sterno e che si espande al mondo quando sei la versione migliore di te stessa.

Quanto al naso, te lo voglio dire da prima. Certo, la genetica potrebbe aver contribuito a darti il profilo da principessa borbonica (per non dire da Dante Alighieri, come dice papà – e anche lui, non te la prendere, cavolo! Non ha occhi che per te!): anche le nonne avevano un po’ di gobbetta. In ogni caso io, fossi in te, farei un esperimento: il giorno prima della prima comunione, non metterti a correre ad occhi chiusi lungo il viale per vedere che effetto fa sentire il vento contro e tutti gli odori del mondo insieme… Andrai a sbattere contro una macchina, farai un capitombolo e darai una nasata sul cofano. Ti posso far vedere la faccia che hai sulle foto della prima comunione, eh. Tanto la possibilità di vedere il mondo al buio ce l’avrai: a 31 anni un ragazzo cieco ti accompagnerà bendata in giro per Ekaterinburg… Non sai nemmeno ancora dov’è, vero? Comunque, a parte questo, te lo posso dire? Sei un mito. Conosco tanti bambini che fanno le cose più curiose, ma ancora non ne ho trovato uno tanto sconsiderato da lanciarsi a correre a occhi chiusi. Questa sconsideratezza, Sydney, regolala, ma tienitela stretta, perché non è per forza un difetto: in certi momenti sarà la parte più bella di te.

Farai cose che non puoi nemmeno immaginare, Sydney, e farai anche un mare di cazzate. Ma una cosa alla volta.

Vorrei che tu non ti agitassi così tanto da farti prendere da una crisi isterica davanti alla scuola, il giorno che si porteranno tutte le tabelline a memoria. Sei intelligente, hai imparato a parlare subito dopo l’operazione e hai imparato a scrivere a tre anni. Solo che, te lo dico adesso che faccio l’insegnante, con te l’approccio della scuola statale non funziona, anzi, è una sorpresa che tu abbia sempre avuto buoni voti: 100% motivazione, passione e disciplina è la tua strategia, ma in realtà a volte ti annoierai molto e sentirai molta fatica dentro al petto, anche se da fuori non si vede… e quello che la maestra non ha capito è che quella capacità di astrazione che hai con le parole, non ce l’hai ancora con i numeri, e sarebbe meglio se portasse in classe della frutta da farti contare. Quindi, mi senti? Non sei tu il problema.

So che hai chiesto alla Befana una macchina da scrivere. Tienitela bene stretta, la scrittura, Syd (sì, da adolescente cominceranno a chiamarti così, e ti piacerà tanto, soprattutto quando avrai letto Siddharta, ti sarai identificata, e dopo anni avrai deciso che il tuo nick deve essere Syddharta). Cavolo, ho tante di quelle cose da dirti che perdo il filo. Ecco, tieniti bene stretta la scrittura e non fare come me, che ho sempre rimandato, ci ho sempre creduto poco, ho perso tempo a pensare ai ragazzi. Ma non te lo dico perché voglio fare la puritana, come a te sembrerà che vogliano fare gli adulti intorno a te. Te lo dico con il cuore in mano: meglio che cominci a viaggiare quanto prima puoi, e che cominci a scrivere, tanto sei tu che ti senti racchia, ma di ragazzi ne verranno fuori a bizzeffe senza che tu faccia nulla! Non ti fermare al diario di bordo che scriverai durante la crociera sul mar Tirreno, scrivi, scrivi di tutto, scrivi per te, per gli altri, rivelati, non avere paura: a trent’anni ti accorgerai che c’è gente che muore dalla voglia di leggerti, perché hai un dono. I doni non si nascondono, Syd! Si regalano! Non ti scervellare a cercare le cose da raccontare, te lo dico da adesso per facilitarti il lavoro. Parla semplicemente delle cose che vedi!

Il fratellino, non so che cosa ti spaventi o che cosa ti abbia ferita tanto, ma non ci litigare troppo. È difficile, lo so, ma da grandi scoprirete di volervi un bene dell’anima. Lo sai che quando torno a casa lui si viene a mettere, grande e grosso, nel letto vicino a me e dormiamo abbracciati? Adesso abbiamo 58 anni in due, e dormiamo abbracciati!

Le tette, Syd. Potresti dirlo ad alta voce, a questi adulti, che in realtà le altre ragazze sulla spiaggia non le stai guardando con invidia, ma con ammirazione? Che non stai pensando che vuoi anche tu le tette come le loro, ma sei affascinata dalle linee curve? Me lo ricordo il corpo che cambia e quell’urlo che hai lanciato quando, all’improvviso, ti sei ritrovata dei peli sotto l’ascella. Peccato che non sei così entusiasta adesso che ti stanno venendo i capelli bianchi.

So che ti piace molto cantare e non ti viene bene: anche lì, non ti preoccupare. Sei una cazzo di testa dura, non hai idea di come cambierà la tua voce dopo sette anni di teatro… sì! Non verrà più meno, non rimarrai più senza fiato, non sarai più goffa, Syd, avrai la scena e il pubblico tutti per te e ti sentirai piena e forte e capirai che si può ridere con te, e non solo di te. E lo sai, a sedici anni incontrerai una prof di letteratura italiana che ti cambierà la vita. Questa prof dirige il coro polifonico di Natale, e deciderà di farti fare la solista. Sì, in questo momento della tua vita non sai ancora cantare con la testa e con la pancia, ma quello che più conta è quel momento in cui la prof, seduta dietro al pianoforte, si fermerà, ti stringerà forte forte la mano e ti dirà: “Tu provi gioia quando canti. E allora canta! Gioisci, facci gioire!”

La chitarra, Syd, per amor del cielo, non aspettare fino ai trenta per imparare a suonarla, eh? Mettilo in croce, papà, non ti fare problemi: sono sicura che li spende volentieri i soldi per farti studiare musica. Se solo lo sapesse! Ma tu sei fatta così, ti vergogni di chiedere anche a te stessa, chissà perché. Te lo dico, perché se a trent’anni hai imparato ad accompagnarti e a indovinare gli accordi in appena cinque mesi, immaginati cosa potresti fare in dieci anni. Il consiglio che ti vorrei dare: perdi meno tempo in cazzate, soprattutto perché tu vivi con l’ansia del tempo che passa… Impara prima ad afferrare le cose che ti fanno veramente felice.

Sarai poliglotta, Syd, se non addirittura trilingue. Lo diresti mai? Una domenica alla TV manderanno Giovanni Paolo II e mamma ti racconterà com’è fico questo Papa che predica in tante lingue. È lo stesso Papa al quale a quattro anni, da via Isaia Gabola, a cavalcioni sulle spalle di papà, hai sventolato una bandierina con la scritta che leggevi così: “Doppia vu il Papa”. E un altro giorno, al catechismo, ti racconteranno della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, un’altra cosa che ti manderà fuori di testa: ti piacerebbe veramente tanto che lo Spirito, o gli spiriti, parlassero attraverso la tua bocca. E ritorniamo alla storia della schisi del palato molle… una casualità? Mi piace pensare di no. Sii fiera di te, Syd. Magari sei strana a sentirti speciale, perché non lo sei, ma chi se ne frega. Ah, e anche quella penna a forma di matrioshka. Non so per quale strana coincidenza, ma sei finita in Russia, e parli in russo. Cioè ti rendi conto?

Syd, no, sono coincidenze, non è vero che puoi prevedere il futuro. O forse puoi, ma la scienza non l’ha provato, quindi pace. Sì, succedono cose che hai visto in sogno prima che succedessero, ma non succede solo a te. E vale anche per la tromba d’aria nei pressi dello stretto di Messina. Incontrerai la morte, Syd, un paio di volte, tra cui questa: ti sfiorerà la spalla come uno sconosciuto distratto per la strada. L’avevi vista la sera prima in sogno l’acqua entrare dentro, le avevi sentite le urla… Quella mattina il bollettino non era dei migliori, avresti voluto dire ai grandi: “No, se voi partite, io rimango qua,” ma a dodici anni chi vuoi che ti ascolti? Sei solo una bambina. Syd, ti vorrei dire adesso, non suggerire: alzati in piedi come non hai ancora imparato a fare e dì “NO”. La barca cominciò a rimbalzare, e voi dentro, e poi cominciò a girare, e tu nella stiva rotolavi colpendo un mobile e l’altro, il vomito schizzava ovunque e mamma disse che se dovevi fare la pipì, era meglio se te la facevi sotto. Papà e il fratellino erano sopra, me li immaginavo già volati a mare e divorati dalle onde. L’unica forza: quelle centinaia di “Padre Nostro” urlate a squarciagola per mezz’ora. Il risveglio al porto, a poppa, seduta sul pavimento, attaccata con le braccia alle gambe di mamma… Ci hai messo qualche minuto a capire che non eri morta e che questo non era l’aldilà. Ti tremeranno a lungo le mani e ti rimarrà una cosa che pochi riescono a capire, quando scoppi in lacrime come una bambina o ti agiti per delle piccolezze: forse è allora che sei diventata ancora più attaccata alla vita. Papà ti disse che non erano le preghiere ad avervi salvati, ma il lavoro suo e del suo amico al timone e un colpo di fortuna… Sì, fai bene, Syd, non dargli retta, anche lui con l’età si addolcirà e forse capirà che quella fede così grande forse non cambia gli eventi che non dipendono da te, ma cambia te.

Sarai indecisa tra il classico e il linguistico, e sceglierai il linguistico. Ti innamorerai a settimane alterne del prof di inglese, di quello di filosofia, di quello di religione, e ti rimarrà questa fissazione per gli insegnanti fino alla mia età. Non ci puoi fare niente, sei una secchiona. E il bello è che non sei nemmeno una di quelle secchione noiose, anzi. Non capisci una mazza di latino, ma ti piace ballare e ti viene bene. Sempre a sedici anni, un ragazzo più grande che hai baciato (il tuo primo bacio) in preda a una tempesta ormonale nella villa comunale, verrà a vedere la coreografia in cui ti esibisci alla festa delle matricole. Per la prima volta nella tua vita ti sentirai dire “sei sexy” e diventerai rossa fino alla punta delle orecchie. Ma non era amore, Syd, e tu lo sapevi, e a sedici anni eri così saggia e romantica, e hai chiuso tutto molto presto e, forse per mettere un freno a questi ormoni che ti volevano far saltare addosso alla gente che ti faceva il filo ma di cui non ti saresti potuta innamorare, sei andata dal parrucchiere e ti sei fatta tagliare la lunga chioma riccia, tutta tutta, come un maschio. Quando sei arrivata in ritardo a scuola, il giorno dopo, un soffio stupito ha percorso la classe: manco Jo March delle Piccole Donne. Ti voglio dire, Sydney, che dopo questa esperienza i parrucchieri della tua città prenderanno il vizio. Lascia stare, se vuoi di nuovo sembrare una sirena… Non ci andare. Tanto più che a venticinque anni, in Germania, per misteriosi motivi, comincerai a perdere mappate di capelli.

Una cosa fica di quel taglio audace e sconsiderato? Ti sei innamorata di ***, al ginnasio, non sai nemmeno tu come, ma lui non ti caca e si è anche trovato una tipa più grande, se no le tempeste ormonali le scaricheresti su di lui. Però, proprio oggi che sei spennata lui viene e ti fa una carezza sulla nuca. Miao…

Sydney, tu farai sempre molta confusione con le relazioni, o forse semplicemente tarderai a capire che il tuo ordine delle cose differisce da quello di altre persone. È raro che tu abbia provato le farfalle nello stomaco con persone insieme alle quali hai avuto relazioni riconoscibili dal resto della società e alle quali sei molto grata… E invece il cuore ti è zompato fuori dal petto in situazioni platoniche e incomprensibili al resto del mondo, nelle quali la bussola ha smesso di funzionarti. Tu ce li avrai gli amici maschi, ma a un certo punto succederà che tutti questi amici finiranno per alludere al fatto che tu “potresti essere”, o “saresti potuta essere”… E nella tua testa l’amore è, sì, lavarsi insieme i denti, schiacciarsi i brufoli, girare nudi per casa, ma è soprattutto non smettere mai di sognare e di sognarsi insieme. Per sognare servono i condizionali, eccome. E insomma, quindi, qualcosa non va. Ti devo fare una predizione?

A 19 anni partirai per l’Inghilterra, per la prima volta vivrai da sola in un paese straniero. Lì l’universo ti manderà un segnale: una chitarra che suona dietro a una porta sul tuo corridoio. L’universo ti imbroglierà anche, perché prima ti ha dato una stanza che era uno sgabuzzino; quando hai scelto di cambiarla ce n’erano solo due libere in corridoi femminili, di cui una aveva la muffa sul muro; e quella senza la muffa sul muro, alla fine, non era in un corridoio femminile: si erano dimenticati di cambiare le targhe sulle porte. Ma tu questo non lo sai ancora e attaccherai un biglietto sulla tua porta, invitando le coinquiline a bussarti: ti busseranno X, un tipo molto trasandato, e il suo amico cinese che scomparve dopo le feste di Natale. X sarà la prima persona che trasforma in musica le cose che scrivi, le prime cose che scrivi in inglese. Ora tu hai ancora 19 anni, e lui ne ha 20, e voi non capite proprio un tubo, ma un tubo di niente, per questo tutte le piccole sensazioni che provi tu te le butti nel manicone, perché questa è l’amicizia, e l’amore è il presente, mentre tutto quello che va al condizionale lo mettiamo nel sacco dell’amicizia. Ma no, bella mia. Perché la sera che tu partirai per l’Italia, per tornare dal fidanzato che ti sarai trovata nel frattempo in preda a un’altra tempesta ormonale, lui non sarà nella sua stanza e tu sentirai la paura di averlo perso e gli infilerai una cartolina con tutte le tue coordinate sotto la porta. Dovevi farlo, non dovevi? Fallo, Syd, ti direi ancora adesso, fallo. Nella vita hai fatto un mare di cazzate, sei stata avventata un mare di volte, altre stupida e autolesionista, guidata dai sensi di colpa, dal desiderio di fare ciò che è giusto e che fa felice tutti… Ma vaffanculo! Ti direi, adesso, ma falli questi errori, queste cose sbagliate: non fare quelli che hai fatto perché ti sei confusa, ti sei persa, perché tu stessa ti eri soffocata dentro a questa sete di giustizia, fai invece più spesso quelli che ti fanno prendere il volo.

Fallo ancora, Syd, perché dopo un semestre intero lui ritroverà la cartolina in mezzo al suo disordine, ti scriverà senza fiato che era sicuro di averti persa e che non ti lascerà scappare più. E lì cominceranno i cazzi amari, perché vi scriverete per quasi due anni, ogni settimana, ogni giorno, e tu ritornerai in Inghilterra per qualche giorno e sarai ospite a casa sua, e lì ancora una volta seduti su quella moquette a suonare e a te non ti serve nient’altro, vi guardate in faccia e vi capite, pure se per colpa sua vi siete persi nel bosco e hai il fango fino alle ginocchia, tu sei contenta come una scema… e poi tornerai e comincerai a sognare che prendevi un aereo la domenica mattina per andare a pranzo a casa sua, e lui sognerà che volava nel cielo e su una nuvola c’era scritto il nome della tua città, e lì lui planava…

E planerà un Capodanno dentro casa tua, in carne e ossa, e in quei giorni tu capirai che no, tu ti sei fidanzata con la persona sbagliata. Ti potrei dire adesso, col senno di poi, non glielo dire in quel MacDonald’s a Piazza Garibaldi, dopo i vostri nomi scritti con i pastelli a cera sulle colonne a Piazza Plebiscito, non glielo dire che sei stracotta di lui. Non te lo dirò, perché senza badare al risultato, è una delle cose più belle che tu abbia fatto in tutta la tua vita. E ci sarà una notte monacale, l’uno ad ascoltare i respiri dell’altra e a non prendere sonno, l’uno troppo preoccupato di fare la cosa giusta, l’altra troppo desiderosa di fare quella sbagliata, ci sarà quella lunga stretta di mano da un lato all’altro del letto al castello, il suo maglione con il suo odore per coprirti la mattina, un solo bacio sull’angolo della bocca e poi lui se ne andrà di nuovo e tu troverai nella tua borsa una cartolina del Vesuvio in eruzione con la scritta “Mi dispiace”.

E allora comincerete a scrivervi tutti i santi giorni, tutti, e tu aspetterai lui, e lui aspetterà te, e tu comincerai a fare la cretina e la sostenuta, perché non hai capito bene le sue reazioni, e lui, per circostanze che non ti anticipo per non spezzarti il cuore già a sei anni, si troverà a stare con un’altra ragazza, poi la lascerà, poi tu sarai di nuovo in Inghilterra, deciderete di essere amici, suonerete insieme in un pub, lui si rimetterà con la tipa, tu avrai un altro tipo… insomma, Syd, un casino, ma quello che succederà alla fine è che vi sputerete addosso tanto di quel veleno per una storia che non c’è mai stata se non nelle vostre teste, che tu ripartirai, ancora una volta, senza nemmeno poterlo salutare, e non lo vedrai mai più.

Lui continuerà a provare a chiamarti e a scriverti, una o due volte l’anno, sempre nello stesso periodo, e sempre in momenti alcolici: ti chiederà perdono, ti dirà che ha bisogno di te, che ti pensa, che ha paura che tu l’abbia dimenticato, e ogni volta tu lo rassicurerai, non hai dimenticato un solo momento, gli vuoi bene, è tuo amico, tu ci sei… ma in quello stesso momento, al solo pensiero che tu possa esserci davvero dietro a quella webcam, lui si negherà e farà così per anni; i suoi messaggi notturni venuti dal nulla verranno a ricordarti che lui avrebbe potuto esserci, singhiozzando tra le tue varie storielle reali in cui cerchi semplicemente qualcosa di molto importante nel posto sbagliato e, cocciuta come sei, vai avanti come un mulo. Sei proprio scema, certe volte.

Così un giorno farai questa cosa che vorrei dirti di non fare, ma non ha senso dirtelo, perché tu la farai, perché in certi momenti trasudi saggezza. Gli scriverai che gli vuoi molto bene, che gli perdoni tutto e vuoi che anche lui perdoni te, ma che non puoi permettere che lui ti faccia sentire come ti senti ogni volta che ti cerca nel cuore della notte e poi si nega. Gli scriverai che non deve mai più disturbare la tua esistenza, se non è sicuro di volerti accanto in qualche maniera.

E così lo perderai, Syd, proprio per sempre fino ad ora, inesorabilmente, diventerà così inaccessibile a te che nell’ultimo anno l’hai cercato per fargli una di quelle confessioni che ti piaceva fargli, e non si capisce che fine abbia fatto, potrebbe essere morto, e se lo fosse tu non lo sapresti.

Ecco, Syd. Di amanti ne hai avuti, sì, ma boh, sticazzi, ti direi. Dopo il liceo hai perso la pazienza, al posto di aspettare i batticuori veri, quelli che puoi sentire soltanto quando improvvisamente tutto tace, ti sei buttata dentro a un casino di rumori, e ti confonderai, Syd, ma non sai quanto.

Troppe lingue, troppi talenti, troppi desideri, troppo di tutto. Sei troppa! Sei così piccola, ma sei così troppa. Ti perseguiterà la sensazione di essere una donna ingestibile, mentre dovrebbe perseguitarti il desiderio di avere vicino una persona che, al posto di gestirti, ti fa sentire viva e ti comprende. Nella vita parallela in cui sei la versione migliore di me, rifletti bene su questa cosa che ti sto dicendo.

Farai di tutto un poco, Syd, non hai nemmeno idea. Dalla cameriera nel ristorante italiano alla magazziniera di tessere di mosaico, dall’attrice all’insegnante. Ti verrà questa smania di vedere e di conoscere, all’inizio, e poi questa smania di scappare, non sai dove, non sai verso cosa. L’unico desiderio: qualcuno che ti afferri per la collottola e ti trattenga, ma senza farti la paternale; così, per il gusto di stare insieme. Qualcuno con cui oltre a strappare tutte le membrane tra realtà e immaginazione, tu possa anche lavarti i denti, ma no, non l’uno o l’altro. E nel frattempo, cercherai l’umanità intera: Inghilterra, Italia, Russia, Italia, Germania, Italia, Russia, Russia, Russia. In ogni paese una famiglia, in ogni paese sarai a turno figlia, sorella, amica, amante… Ti domanderai un giorno perché a volte sei così stanca. Rallenta, Syd. Lo so che il tuo ritmo interno è accelerato, lo so che sei attaccata alla vita, ma rallenta, perché ti posso assicurare che hai vissuto molti momenti in maniera distratta.

Un giorno vincerai la tua lotta personale contro la disoccupazione, riceverai quattro proposte di lavoro nell’arco di una settimana. Finalmente la tua possibilità di essere veramente economicamente indipendente e di andare a vivere da sola. Ti rivolterai nel letto per poche ore, ti alzerai, accenderai il computer e sceglierai Mosca. Non sai per quanto, non lo sai ancora, ma ci rimarrai a lungo, ti ci costruirai una casa, conoscerai una persona che ti darà quasi tutto quello che desideravi, ma anche molto di quello che non volevi.

Stai bene attenta, Syd. Adesso che sono grande ho improvvisamente scoperto che nessuno può darti quello che desideri, se non lo fai da sola: non ti ingannare! Sei sempre e devi essere sempre tu a scegliere. Ci saranno scelte che ti sembreranno fatte da te, ma non saranno tue. Sii vigile! Ecco, per esempio, metti un po’ da parte la mania del ballo e comincia a fare yoga qualche anno prima. C’è un’insegnante, in quella scuola, che parla di un certo guru che abbiamo dentro di noi, e il guru si ascolta con lentezza, ma quando piano piano impari ad ascoltarlo, non hai idea delle verità che senti. E il problema, Syd, è che tu questo guru lo conosci bene già adesso che sei piccola, ma nel corso della vita, dei viaggi, delle ambizioni, degli affetti, intorno ci hai costruito una metropoli chiassosa e ti sei dimenticata dove abita.

Che angoscia sarà non riuscire più a trovarlo, una sera di dicembre, tra i cinquantamila viali, tra le cinquantamila porte, tra le insegne scintillanti. Ti sentirai persa, e non per la prima volta, anzi. Solo che adesso saprai il motivo per cui ti sei persa, saprai che stai cercando quel respiro tranquillo, costante, antico, come le onde del tuo mare sul bagnasciuga, lo saprai come non lo sapevi prima. Anche tu sei diventata adulta, anche tu hai dimenticato le cose importanti per te!

Ti lascerai guidare dai bambini. Pensavi e pensi ancora che questo non sia il lavoro che vuoi fare per sempre, che non hai nemmeno studiato per insegnare ai bambini, ma un giorno, non molto tempo fa, D. ti guarderà dritto negli occhi e tu lo saprai, lo saprai con assoluta certezza che dentro ci ha visto lo smarrimento. Ti salterà al petto e ti abbraccerà così forte, dal basso dei suoi sette anni, e lo farà ogni volta che ti vede, e anche se tu non le avrai raccontato come hai tradito diverse volte la bambina che eri, sentirai una specie di perdono… anzi, se devo dirti la verità, a volte penso che tu, Syd, ti sei nascosta dentro a tutti questi bambini che ultimamente mi sommergono di abbracci.

Sì, nasconditici ancora per un po’, per favore, ho bisogno di quella risata di intesa che ci scappa ultimamente, quando non faccio più la maestrina seria, ma tra una cosa e l’altra mi scappano le linguacce.

Nel buio della tua ricerca del guru che hai perso, Syd, incontrerai (e ne sei sicura, non è una casualità) un personaggio che finora era stato solo una comparsa, uno di quelli che camminano per la strada e si vedono pure sfuocati, e non compaiono nemmeno nei titoli di coda. Ora, se noi potessimo guardare la nostra vita con il videoregistratore (perché hai sei anni e siamo negli anni ’90), io vorrei che tu facessi rewind due o tre volte, per capire bene cosa sta succedendo in questo esatto momento. È troppo vicino nel tempo per analizzarlo, sai, ma qui io cercherei di non essere distratta. Torna indietro, rallenta, torna avanti, guarda bene. Studia la composizione. Non è un caso che questo personaggio adesso sia a fuoco e che a te sia dato parlarci. Anzi, fossi in te io mi domanderei addirittura perché non l’hai incontrato prima.

State cercando tutti e due qualcosa, forse? La stessa cosa o due cose diverse? Forse ti voleva dire che non c’era poi bisogno di andare così lontano alla ricerca di cose che avevi sotto il naso? Possibile che il suo guru sia allo stesso indirizzo del tuo, o che sia un dirimpettaio? Non lo puoi sapere, purtroppo, né puoi dire “andiamo insieme” perché nella ricerca del guru c’è una regola ferrea: te lo devi cercare da sola, se no non vale. Al massimo i personaggi aiutanti ti possono incoraggiare e sostenere. Tu, però, questa volta, sii bambina, e non fare la cosa “giusta” per il resto del mondo. Agisci solo e soltanto con il cuore.

E in ultimo, ti voglio dire: anche se al guru ci stai ancora arrivando, le tue spallucce deboli si stanno rafforzando, comincerai presto, spero, a stare in verticale sulle mani. È segno di equilibrio e padronanza di sé. L’elasticità ce l’avevi già, l’hai dimostrato tante volte. La forza di capovolgerti all’occorrenza, quella ti mancava. Ce la puoi fare, Sydney, Syd, Syddharta.

2 pensieri su “Lettera alla bambina che ero

  1. Complimenti, penso che la tenerezza verso noi stessi dovrebbe diventare obbligatoria per legge 🙂 , ci ritroviamo a vivere la nostra vita spaesati, non sapendo ovviamente come farlo, ci arrabattiamo in tutte le stuazioni e cerchiamo di fare del nostro meglio a volte colpevolizzandoci per le nostre scelte. Ma cosa ne sappiamo noi di come dovrebbe andare…. Mi piace pensare che le nostre scelte, anche se sbagliate portino alla fine nella giusta direzione. Grazie, ti ho letto volentieri, trovando qualcosa di me di tanto in tanto.
    Buona giornata.
    Monica

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