Invito a Riflettere (il caso Katerina Andreeva)

Recentemente si è diffusa la notizia dell’arresto della Danzatrice di danza del ventre Ekaterina Andreeva. La professionista proveniente dalla Russia, si trovava in Egitto per tenere una performance. Stessa performance che avrebbe portato alla reclusione dell’artista ed al rilascio del giorno seguente sotto cauzione.

Le sue movenze avrebbero incitato ai bassi istinti e all’indecenza. Inoltre, avrebbe ballato seminuda senza i cosiddetti “shorts” sotto al vestito, previsti dalle regole. Guardando quel minuto di video che si è diffuso sulla rete, non vedo altro che una ballerina di danza orientale professionale.

Nient’altro. Vedo, inoltre, un vestito normalissimo per questa disciplina. Anzi, un vestito che appare molto più coprente di altri. Mi sento, poi, di far notare il fatto che viene presa di mira sotto molti aspetti questo tipo di danza un po’ per la sensualità insita di alcuni movimenti, un po’ per l’abbigliamento. Vorrei concentrarmi sul fatto che se ci soffermiamo per un attimo sul contemporaneo o il moderno, oppure qualunque altro genere, si può assistere ad una sfilata di ballerine che mettono in mostra il loro corpo. Questa non vuole essere una critica, anzi, un motivo di riflessione.

Perché la danza del ventre è presa di mira, mentre le altre no? Se analizziamo foto di danzatrici orientali e le confrontiamo con le occidentali, sicuramente in quest’ultime troveremo molte “indecenze”, così come vengono definite. Eppure, non ho mai sentito di una ragazza arrestata per aver fatto un pezzo di danza contemporanea. Forse, perché implicitamente l’orientale è uno stile sottovalutato, considerato solo uno show del corpo femminile, una mercé che viene venduta agli uomini per il loro intrattenimento.

Non si considerano le difficoltà in quelle movenze, in quello stile, l’importanza di muovere in un certo modo le parti del corpo e soprattutto l’importanza di queste che viene separata, viene valorizzata, viene presa in esame per la diversità che ha col resto. Vorrei che ci fosse più considerazione, più conoscenza della disciplina. Ogni danza ha le sue oscenità, ha i suoi limiti e le sue esagerazioni, basta capire chi può essere vista come professionista e chi invece come semplice “provocatrice”. Distinzione, questa, che parte dapprima analizzando la persona stessa nei suoi molteplici aspetti.

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