Ma il piccolo principe è felice?

serpente

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.”

E va bene. Il piccolo principe si incazza con la rosa spocchiosa e se ne va in giro per l’universo a guardare i pianeti. Su uno dei pianeti si accorge che di rose rosse ce ne sono a miliardi e che quindi si è fatto il malanimo per una scema qualsiasi che, per puro caso, era andata a mettere radici sul suo asteroide. Allora la volpe, se non sbaglio proprio la volpe, dopo avergli insegnato l’arte di addomesticare, gli sputa questa saggia sentenza che noi, poi (o se non vi è successo altrettanto, commentate pure), prendiamo alla lettera e perciò ci attacchiamo alle cose e alle persone addomesticate come la lingua sul ghiaccio quando la temperatura è sotto lo zero. Non ci ho mai provato, ma posso solo immaginare il male che fa staccarla.

Cioè noi capiamo così: sì, è vero, la mia rosa è uguale a tante altre e ormai non mi dà nemmeno più gioia curarmene, però siccome ci ho perso tanto tempo a curarla, vale la pena struggersi.

Infatti, ci tengo a ricordare questa cosa: il piccolo principe non torna felice e contento dalla sua rosa, sul suo asteroide dove si possono vedere non so più quanti tramonti al giorno. Che io mi ricordi, invece, in una specie di delirio delle fiabe si fa mordere da un serpente in stile Cleopatra e poi, siccome il pilota non ritrova il corpo la mattina dopo, anziché pensare che se lo sono mangiati gli sciacalli, si mette a guardare le stelle pensando a lui. E noi capì, pensiamo che è una bella fiaba di buoni sentimenti e che ci spiega un po’ il senso della vita.

Mi dispiace veramente distruggere, con questo improvviso momento di lucidità e cinismo, una delle mie fiabe preferite, ma le cose vanno guardate anche al rovescio, per capirle bene. Perciò vi propongo di mettere in discussione l’autorità di Saint-Exupéry.

Il piccolo principe litiga con la rosa, che prima decide di andare a crescere su una terra a lei inospitale e poi fa cinquantamila sturci: e innaffiami, e mettimi sotto una campana di vetro, e se non mi concimi mi viene un tocco. Allora lui decide di fare un viaggio in giro per l’universo, perché l’asteroide è piccolo, e lui non ce la fa più (va bene, forse non era così, ma non fa niente, oggi decido io). Incontra, lungo il suo viaggio, un mare di soggettoni, tra i quali il più importante di tutti è la volpe, furbastra, che gli insegna la bella lezione di cui sopra. Lungo il viaggio, si trova a passare pure in un giardino di rose. No, aspetta, non un giardino di rose, no. Nel giardino ci sono fiori di tutti i tipi: oltre alle rose rosse, quelle bianche, quelle gialle, quelle rosa, quelle blu, e poi margherite, viole, nontiscordardimé, tulipani, giunchigli, gigli, girasoli…

Il piccolo principe, allora, a parte farsi la domanda: “Ma allora la mia rosa non era così speciale come credevo?” scopre anche una cosa della quale il nostro autore non ha tenuto conto: esistono una marea di tipi di fiori e, con tutto il rispetto per la relazione unica e insostituibile che hai costruito con la tua rosa, al costo di uno schiattamento in corpo per volta, ci sono altrettante relazioni uniche, insostituibili e di vario tipo che potresti intrattenere con qualsiasi fiore tu volessi, e senza necessariamente soffrire così tanto da dover finire la tua giovane esistenza ucciso dal veleno di un serpente.

Allora non potrebbe il principe tornare a casa e dire alla sua rosa, se non l’hanno già sradicata i baobab: “Senti bella, io ti voglio pure bene, ma senza che te la tiri e mi fai vivere di sensi di colpa, ché lo so bene che al mondo di fiori ce ne sono tanti e pure meno spinosi di te”?

Non potrebbe il principe fare amicizia con un altro fiore e accontentarsi di un solo tramonto al giorno per poterlo curare, senza questa smania di dover salvare la rosa da capre e baobab? Non potrebbe tornare sull’asteroide, prendere la rosa, riportarla tra le sue simili, dirle: “Ecco, qua starai meglio, visto che con me rompi le palle”? E poi ritornare a casa e fare quello che gli pare?

Antoine, dimmi, da questo aldilà dove sei finito, perché questa storia di buoni sentimenti deve essere comunque così intasata di dolore senza rimedio?

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.”

Ok, prediamo atto. Ma dopo questa rosa ci può essere altro o la fiaba deve finire per forza tra le lacrime e i singhiozzi? Dice, ma quella del serpente è una magia, in realtà il piccolo principe è ritornato sull’asteroide e si sta di nuovo prendendo cura della rosa … Ma siamo sicuri? E soprattutto, il piccolo principe è felice?

3 pensieri su “Ma il piccolo principe è felice?

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