Bambole e pistole

Ho letto le parole di entrambi, e sono inciampata in un ossimoro psicologico : sono d’accordo con tutti e due. Nelle vostre parole, come nel mio pensiero,   leggo tanti stereotipi e tante verità, verità divenute stereotipi e stereotipi divenuti verità… Al punto che non saprei dire se siano nati prima gli uni o le altre .

Quando abbiamo pochi mesi, pochi anni, e ancora non sappiamo di essere nati “maschietto” e “femminuccia “, ci mettono in mano degli status symbol che sono stereotipi e forse rischiano di compromettere le nostre soggettive verità .

A loro danno fucili, pistole e carri armati / a noi bambole e case da arredare :loro allevati per essere eroi, noi allevate per essere angeli del focolare.

Ecco uno dei primi errori culturali, di cui il principe azzurro è solo una delle tragiche conseguenze : lui fuori, perfetto e indefesso, noi a casa ad aspettarlo come massima realizzazione personale .Ci attaccano addosso un fiocco rosa o uno azzurro, senza considerare che nessuno è in assoluto una cosa sola.Conosco abbastanza persone, ed ho abbastanza anni per poter dire che ognuno ha dentro di sé almeno un fucile è una bambola… E che una ricetta in cui le dosi sono variabili produce infinite variabili caratteriali.

Alfonso scrive che forse ci piace desiderate più che avere, generalizzando (ma generalizzare in questo caso mi rendo conto sia l’ unica via per poterne discutere ) e cogliendo forse un problema culturale antico : ci hanno iniettato questo virus come quelli dei vaccini, provocando diverse reazioni immunitarie.

Qualcuna ha reagito poco, e ha condito la sua vita di fiocchi, rossetti e profumi per essere un bel “pacchettino ” desiderabile per un eroe(inesistente se non nell’iniezione psichica) che un giorno finalmente riconosca che lei è unica, bellissima e perfetta per arredare il suo focolare e allevare le bambole animate germogliate dal suo seme eroico.

Qualcuna si è ritrovata così a raccogliere calzini azzurri pensando che fosse una dei tanti gesti dell’amore …e raccogliendoli anche per i piccoli eroi col fucile che aveva generato, causando una reazione a catena, una lunga strada di calzini che future donne avrebbero raccolto come Pollicine sulla strada per trovare se stesse.

Guardate un matrimonio, uno qualunque …non è altro che l’apoteosi perversa di questa idea del “bel pacchettino”: una donna ben infiocchettata passa dalle mani di un uomo alle mani di un altro, si guardano, se la scambiano, si stringono la mano …e…e lei sorride !!! Lei è felice (o almeno cosi mi è sembrato di vedere). “Il MIO giorno”… quanti danni può fare una bambola regalata a due anni trent’anni dopo…

Sidney scrive che gli uomini ci vogliono contemporaneamente madre e concubina : altra tragica conseguenza di donne con le bambole che li hanno educati alla pistola raccogliendone i calzini .Credo che bambole e pistole abbiano liquidato la questione in modo troppo sbrigativo nelle nostre infanzie, e sotto una apparente innocuità abbiano generato equivoci diabolici.

Il punto è, secondo me, che ognuno dentro di sé ha un femminile e un maschile, ma in virtù del nostro sesso biologico hanno deciso di farci essere una cosa sola delle due, soffocando la parte opposta, che invece era nata con noi …ed è rimasta monca a vari livelli, e si dimena come può . Ci hanno derubato della nostra duplicità, al punto che una donna che preferisce la carriera ai figli è considerata (e forse si considera)uno strano fenomeno, e un uomo che sta a casa coi figli è considerato (e forse si considera) un perdente.

E invece noi siamo molto più complicati del fiocco rosa o azzurro, noi non siamo solo l’altra metà del cielo di qualcun altro… Noi siamo due metà di noi stessi di cui una è stata sacrificata all’altra …al punto che spesso fanno fatica a comunicare.Ecco secondo me il problema (o uno dei problemi che non pretendo né di snocciolare tutti né di risolvere) : il rapporto uomo/donna che è dentro di noi.Detesto abbastanza uomini e abbastanza donne da essermi fatta l’idea che non si tratta di uomini e di donne, si tratta di PERSONE. Spesso non riusciamo a comunicare noi donne con loro uomini perché ci hanno parlato fin da piccoli con due alfabeti diversi, e adesso parliamo due lingue diverse: per gli stessi concetti abbiamo parole opposte.

E quando non si parla la stessa lingua nascono equivoci. Ci hanno fatto credere di appartenere a due categorie opposte al punto che ci abbiamo creduto, al punto che ancora oggi si potrebbe stare a discutere ore su una questione ridicola ma che rivela in modo feroce in che desolata situazione si ristagna, e cioè se è possibile amicizia tra uomo e donna…come se fossimo cani e gatti, come se fossimo acqua e fuoco…lo trovo sconvolgente.

Credo che in ciascuno di noi ci sia almeno un uomo e almeno una donna(ma il numero potrebbe essere tranquillamente maggiore e in proporzioni diverse )…e credo che la prima relazione da stabilire, da “risolvere ” sia quella…credo che quella folla che abbiamo dentro dovrebbe provare a comunicare, e non solo a raccogliersi i calzini in silenzio o a rinunciare a chiedere “che hai?” per incapacità di decifrare la risposta “niente “.

P.S.Questa è solo una fotografia secondo il mio sguardo di una parte del tutto. So benissimo che esistono matrimoni che non sono qualunque, donne indipendenti dai fiocchetti, calzini rosa sparsi per casa e grembiuli azzurri invece che mantelli, uomini che piangono con l’ assoluta normalità del caso. Parlavo di alcune donne, di alcuni uomini…in definitiva di alcune persone .

 

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