Mojoca feat Moio della Civitella (2017)

Il “Mojoca” è un festival di artisti di strada che si tiene tutti gli anni, nel periodo estivo che oscilla tra i primi giorni di agosto, presso una piccola cittadina di 1.929 abitanti in provincia di Salerno.

Per l’occasione il luogo è invaso dall’arte, tutti i tipi possibili di arte. Disegnatori, pittori, make up artist, giocolieri, trampolieri, maghi, statue viventi, mimi, artisti del fuoco, clown, caricaturisti, funamboli, acrobati, musicisti itineranti, percussionisti, artisti circensi, ballerine e ballerini di vario genere.

Il visitatore della manifestazione si ritrova travolto in un’atmosfera magica, tutte le stradine antiche del paese e le piazze sono tappezzate di persone che ammirano la meraviglia delle gesta artistiche attraverso i volti soddisfatti, gioiosi degli artisti stessi che sanno dare felicità con quello che amano.

Il festival, poi, ha un’organizzazione precisa delle postazioni che spettano ad ogni gruppo o singolo artista che fa parte della cosiddetta “sezione cartellone principale” o “sezione off” o che semplicemente attua le sue performance lungo le strade riservate alla sua arte. Lo spettatore, infatti, può scegliere di vagare e perdersi nei suoni, nelle luci e nei colori svariati di quel posto oppure seguire un itinerario ben preciso senza perdere nessuna attività.

Nel pomeriggio, invece, si organizzano dei laboratori o delle lezioni di gruppo per insegnare e far vedere le proprie capacità soprattutto ai più piccoli. Non solo, quindi, si può rimanere incantati dall’atmosfera ma si può capire da vicino come nasce e si evolve tutta questa magia artistica.

Ma cosa vedono gli artisti? E da cosa rimane affascinato chi si trova dall’altra parte dello spettacolo?

Avendo partecipato anche io da artista, ho potuto osservare il trasformarsi della cittadina dal sorgere del sole, al sorgere della luna.

Appena la luna raggiungeva il suo pieno splendore, si aprivano le porte all’arte, ma quando il sole era alto il poter vagare tra le stradine in pietra, consegnava un senso di semplicità e libertà. Libertà di ammirare le meraviglie di un piccolo paese, le sue piazze, il parco, il centro storico, le fontane e soprattutto la pace che si respirava all’interno di ogni cosa.

Anche l’aria aveva qualcosa di puro, nella sua composizione chimica. Osservare come apparivano le postazioni di ogni artista, senza l’artista, senza lo spettacolo. Solo la postazione. Per poi, osservarla di nuovo al calar del sole, illuminata dalle luci e dai colori e dalle emozioni che sprigiona una determinata performance.

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